COME PROTEGGERE LA PELLE DEI BAMBINI DAL SOLE

Scritto da riccardo in CONSIGLI UTILI il 3 luglio, 2016 |  Nessun Commento »

COME PROTEGGERE LA PELLE DEI BAMBINI DAL SOLEGenova – La pelle dei bambini necessita protezione al mare, in montagna e anche in città. E’ molto delicata rispetto agli adulti e si struttura soprattutto nei primi mesi e fino ai 3 anni.

Per la difesa della pelle un’importante fattore naturale è la melanina ma i bambini piccoli ne producono poco, perciò è necessario proteggere maggiormente la loro pelle. I bambini fino ai 6 anni non vanno esposti al sole e se passeggiano devono avere gli abiti, i capellini e gli occhiali da sole. Per i neonati, oltre al riparo dal sole, per il passeggino bisogna utilizzare una carrozzina con una tettoia e per i bambini più grandicelli una tettoia o un ombrellino in grado di ripararli dal sole.

Se i bambini, dai 6 mesi ai 3 anni, vengono portati alla spiaggia bisogna andare al mattino presto e al tramonto e non durante le ore più calde della giornata, in particolare dalle 10 alle 16. Se anche in questo periodo i bambini rimangono nella spiaggia, non devono essere esposti al sole e sotto l’ombrellone bisogna coprirli bene con un capellino ampio e leggero e una maglietta di cotone.

Se il sole diventa più pericoloso in presenza di luci riflesse, il riparo dai raggi non è completo pur essendo seduti sotto l’ombrellone; in questa condizione, oltre la copertura del corpo, occorre avere attenzione anche agli occhi.

Prima dell’esposizione al sole, i bambini più piccoli, ma non quelli meno di sei mesi, debbono essere protetti utilizzando una crema con il filtro solare adeguato. Se viene utilizzata la prima volta, prima di applicarla su tutto il corpo, conviene metterla con piccola quantità sulla parte interna del polso per evitare che il bambino vada incontro ad eventuali reazioni allergiche. Quella più utilizzata è la crema con 30 di fattore di protezione per tutto il corpo e va spalmata su tutta la pelle del bambino. L’utilizzo deve essere effettuato più volte al giorno se il bambino entra e esce spesso dall’acqua.

Durante l’esposizione al sole è molto utile che i bambini bevano molta acqua perché ripara gli effetti negativi del sole anche agli occhi e per aiutare l’idratazione della pelle e del corpo conviene mangiare frutta e verdura. Se il bambino mangia un pezzo di pizza e gioca a due metri dalla riva non può avere alcun rischio. Durante l’estate, per l’alimentazione, bisogna evitare cibi grassi e fritti (bomboloni, pizze e patatine).

Se il bambino assume farmaci bisogna avere un consiglio dal pediatra per il comportamento sull’esposizione al sole.


Luisa Costa

Con la consulenza gratuita del Prof. Giovanni Serra, già primario del Reparto di Neonatologia dell’Ospedale Gaslini di Genova

VACCINAZIONI A FAVORE E CONTRO

Scritto da riccardo in CONSIGLI UTILI, Vaccinazioni il 29 giugno, 2016 |  Nessun Commento »

VACCINAZIONI A FAVORE E CONTROGenova – Le vaccinazioni sono utili e rappresentano molto importanti conquiste della medicina. Ci sono malattie, come il vaiolo, scomparse dalla faccia della Terra, tanto che attualmente non si procede più alla vaccinazione.

In alcuni casi, ogni vaccino può causare effetti collaterali gravi e in caso di danno derivato da vaccino è previsto uno specifico risarcimento da parte dello Stato.

In ogni caso, le statistiche sono a favore della vaccinazione, dal momento che i benefici sono notevolmente superiori a rischi.

Il vaccino contro il morbillo non viene somministrato da solo ma combinato sempre con quello contro la parotite e la rosolia.

Ogni anno, senza vaccino si verificano 1000 casi di encefalite da morbillo per milione di persone, mentre ,con il vaccino ,si verifica solo un caso su un milione, quindi una riduzione pari al 99,9%. Anche la forma virale, nota come meningite asettica o trombocitopenia può causare altre gravi complicazioni e la maggior parte di questi casi colpisce bambini e adolescenti.

Le cifre sono riassunte nella tabella sottostante e sono analoghe a quelle che si attengono facendo lo stesso confronto con altre malattie per le quali esiste una profilassi.

Specifica il prof Nicola Principi, Docente di Pediatria all’Università Statale di Milano: “ L’unico effetto collaterale grave dei vaccini che ovviamente non compare se non si vaccina è lo shock anafilattico, cioè una grave forma di allergia che può anche provocare la morte. Accade però in un caso su un milione di vaccinazioni.
Certo è difficile dire ai genitori dello sfortunato bambino che ha avuto gravi conseguenze da vaccinazione che statisticamente l’insieme dei bambini del Paese ci ha guadagnato: tutti vogliamo il meglio per i propri figli, innanzitutto.

Bisogna però valutare che i rischi a cui esponiamo nostro figlio, lasciandolo senza protezione, sono infinitamente più grandi di quelli a cui lo esponiamo se non lo vacciniamo,questo sempre secondo i dati raccolti e aggiornati.

Dice Principi: “Ci sono genitori che decidono di non vaccinare il loro figlio contando sulla copertura offerta dalle vaccinazioni degli altri. A parte le considerazioni etiche legate a questo comportamento, è bene ricordare che con la mobilità attuale è difficile essere sicuri facendo conto sulla collettività: non solo arrivano in Italia persone da Paesi dove la copertura vaccinale è molto inferiore, ma anche i nostri ragazzi oggi viaggiano fin dalla prima adolescenza e possono contrarre all’estero malattie che da noi sembrano un retaggio del passato.

Il docente conclude: “Vi sono poi infezioni, come quella del morbillo o del tetano, che sono ancora molto comuni in Italia e quindi non vaccinare significa esporre il bambino a un rischio reale e quotidiano.”

Ovviamente ogni genitore deve decidere secondo le proprie convinzioni e secondo informazioni precise acquisite.

Molti di noi non amano assumere farmaci,che ovviamente presentano controindicazioni, ma è importante capire quale sia il meglio.

Luisa Costa

Consulenza Medico Scientifica Prof Giovanni Serra già Primario Neonatologia Ospedale Gaslini Genova

COME INSEGNARE A CAMMINARE AI BAMBINI

Scritto da riccardo in CONSIGLI UTILI il 18 giugno, 2016 |  Nessun Commento »

COME INSEGNARE A CAMMINARE AI BAMBINIGenova – La maggioranza dei bambini inizia i primi passi intorno all’età di un anno.

Ci sono alcuni più precoci che iniziano a 8-9 mesi e altri aspettano l’anno e mezzo.

Questi inizi, presto o tardi, non influenzano lo sviluppo motorio del bambino,poichè prima di camminare, i bimbi devono sviluppare la struttura ossea e muscolare.
Per i primi passi si può aiutare il bambino ad alzarsi e inizialmente si può prenderlo in braccio mantenendolo in piedi, tenendogli le mani o offrendogli un dito, che può impugnare per sostenersi.

In seguito bisogna fargli eseguire dei piccoli passi in modo che la schiena e le gambe comincino a sostenere lo sforzo successivo.

Quando il bambino inizia a spostarsi da solo, non occorre tenerlo per mano,ma bisogna organizzare gli spazi nella casa, prima nello spazio più grande e successivamente negli altri.

Ovviamente,nel suo spazio di cammino,occorre togliere tutti i possibili pericoli: oggetti fragili e pericolosi,spigoli,tappeti,lembi di tovaglie,quindi tutto ciò che è potenzialmente pericoloso per ferirsi.

Per i primi passi in casa il bambino può avere i piedi nudi oppure con calzini morbidi e ‘antiscivolo’.

Successivamente è importante scegliere scarpe preferibilmente alte, con un modesto plantare e flessibile, adatte a calzare molto bene il piede.

Perché il bambino possa stare più frequentemente in piedi e camminare, si possono mettere dei giocattoli e biberon su un piano, alla sua altezza, da prendere alzandosi e muovendosi.
A volte il bambino inizia a camminare sulle punte dei piedi ed è abbastanza normale, perché sviluppa una personale tipologia di camminata. Nei mesi successivi, con l’aumento del peso, inizierà ad appoggiare a terra tutta la punta dei piedi.

Ma se al secondo anno di età continuasse a camminare sulle punte occorre contattare il Pediatra Lo stesso se il bambino, intorno ai 20 mesi, non è in grado di camminare.
Se il piccolo perde l’equilibrio, occorre aiutarlo a rialzarsi.

Studi recenti sconsigliano l’utilizzo del girello poiché risulta potenzialmente dannoso, in particolare non favorisce la possibilità del cammino ed è un ostacolo al corretto sviluppo psicomotorio.

Luisa Costa
Consulenza Medico Scientifica Prof. Giovanni Serra già Primario neonatologia Ospedale Gaslini Genova

QUANDO E QUANTO TENERE A CASA IL BIMBO CHE SI AMMALA

Scritto da Martina Lapenna in Senza categoria il 4 aprile, 2016 |  Nessun Commento »

QUANDO E QUANTO TENERE A CASA IL BIMBO CHE SI AMMALASi sa e si osserva che i bambini che frequentano il Nido o la Scuola si ammalano più spesso di raffreddore, mal di gola, febbre, disturbi gastrointestinali, congiuntiviti, pediculosi e malattie infettive.

In passato, quando si ammalavano, venivano tenuti in casa per molti giorni mentre attualmente il rientro nell’asilo o in classe è più rapido perché molti genitori debbono andare al lavoro o non possono utilizzare una babysitter per accudire il figlio malato. Ma trasferire precocemente il bambino non ancora guarito, dalla casa alle sedi dove ci sono altri bambini, può
comportare esposizione a malattie ricorrenti, disperdendo ai piccoli compagni il loro virus.

Per evitare queste ulteriori problematiche è necessario che il bambino con patologie infettive, anche le più banali (otiti,
riniti o faringiti), oltre una corretta terapia, sia tenuto a casa per almeno cinque o sette giorni.

Una rinosinusite, che riguarda le mucose del naso, spesso provoca raffreddori, che se non sono curati bene,con l’infezione “fuori controllo”,diffondono ai seni paranasali. Se il bambino, per un’otite, ha assunto antibiotici per sei o sette giorni, occorre farlo attendere ancora altri tre o quattro.

E’ preferibile che il bambino non venga portato al Nido nel primo anno di vita ,ma solo in seguito sarà più prudente. I vantaggi saranno solo per lo sviluppo e la socializzazione. Se invece il bambino si ammala facilmente co infezioni ricorrenti, i tempi di convalescenza devono essere più lunghi. Non occorre valutare soltanto l’assenza della febbre ma è necessario tener conto anche del malessere del bambino e, in particolare, se ha tanta tosse, raffreddore più grave o dolore molto forte. In questi casi conviene aspettare.

Per alcune malattie le regole debbono essere molto precise. Tenuto conto che nell’asilo o nella scuola i bambini sono contagiati da varicella, morbillo, rosolia, parotite,pertosse, scarlattina: il tempo di permanenza a casa dipende dal tipo della patologia.

Se il bambino è mantenuto a casa per la presenza della varicella o del morbillo può ritornare all’asilo o a scuola 5 giorni dopo l’evoluzione delle vescicole o delle macchie cutanee, in assenza di altre problematiche.

Per la rosolia, che non necessita cure specifiche, il bambino deve essere tenuto a casa per 7 giorni ma senza particolari restrizioni.
Per la parotite, dopo la comparsa del gonfiore delle ghiandole salivari, senza forme complicate, e dopo il riposo e la dieta leggera, preferibilmente liquida, il decorso completo si svolge solitamente in 9 o 10 giorni. Se per la per tosse il bambino non è in ospedale ma a casa, il periodo di incubazione è solitamente da 7 a 10 giorni, ma può essere lungo anche 21 giorni.

La scarlattina, per evitare le complicazioni,deve essere curata con gli antibiotici specifici per lo streptococco beta­emolitico di gruppo A. Se dopo 2 giorni dall’inizio della terapia la febbre scompare, si può uscire da casa dopo altri 2 o 3
giorni.

Per la congiuntivite non è necessario rimanere a casa per molti giorni; iniziata precocemente la terapia si può ritornare a scuola dopo 2 giorni.

Luisa Costa

Con la Consulenza Medico Scientifica del Prof Giovanni Serra già Primario Neonatologia dell’Ospedale

Gaslini di Genova